
Confessioni Di Un Service Manager
Mi chiamo Service Manager.
Non ho più un nome. Da quando ho firmato quel contratto del cazzo la mia esistenza è stata sovrascritta da un loop infinito di PORCA PUTTANA MADONNA SCHIFOSA, CRISTO PORCO CON SAN PIO DA PIETRALCINA E TUTTI I SANTI DEL CAZZO IN PROCESSIONE.
Vi scrivo perché l’unica alternativa è impiccarvi tutti con un cavo patch Cat6, e almeno così riesco a sfogarmi ridendo.
Ridendo DI voi, stronzi. Non CON voi.
Con gusto sadico e il caffè che mi brucia l’esofago come acido solforico a causa della gastrite.
Prima di questo lavoro di merda digerivo anche i sassi, adesso mischio le lacrime al biochetasi e mando giù.
Ogni mattina apro la dashboard e penso:
“Porca troia lurida vacca schifosa, ma perché non ho aperto un banchetto di lupini invece di ‘sta merda?”.
Almeno i lupini non aprono ticket “URGENTE/BLOCCANTE”, non ti chiamano alle 3:17 urlando “è tutto morto” e non spengono e riaccendono qualunque cosa come soluzione universale, né ci soffiano sopra.
I tecnici?
Li adoro quando non hanno il livello di attenzione di un koala in ketamina .
“Update?” “Sto guardando.”
Che cazzo state guardando? Netflix? La disonesta su Onlyfans?
State contemplando l’abisso? Il buco del culo dell’Universo?
Incidente critico? Spariscono come un bonifico mandato a Ludmilla di San Pietroburgo.
Li becchi ore dopo che si stanno debuggando i coglioni a vicenda.
La dirigenza, quei fenomeni da premio Nobel per le cazzate:
“100% uptime? È solo questione di commitment!”
Sì, e io “commitmento” di incularti mentre recito il rosario al contrario, testa di cazzo patentato.
I server non girano a olio di unicorno e pacchetti di gioia, girano a elettricità e l’elettricità ogni tanto dice “andatevene affanculo”.
“Manutenzione martedì ore 14?”
Poi piangete come quando il CRM crasha mentre state caricando il vostro preziosisssimo PowerPoint da 300 slide “Sinergie per il Q4 della minchia”.
I clienti?
Installazioni viventi di arte concettuale del cazzo.
Ticket critico “IMMINENTE COLLASSO SISTEMA AZIENDALE”
Causa: “la stampante non si accende”.
Ti chiamano “solo un secondo” e stai 1 ora e 7 minuti a sentirli spiegare cazzate.
E tu devi fare il simpatico. Simpatico.
Io?
Con la faccia da serial killer che ha finito le lame.
Questi non sono ticket.
Sono atti di guerra.
Sono performance artistiche del cazzo.
Sono la prova che l’umanità ha perso la partita contro l’evoluzione.
E sempre io?
Devo classificare ‘sti capolavori come “Priorità 1 – Impatto aziendale critico”.
Devo essere gentile.
Con la faccia da pagliaccio depresso che ha appena scoperto che il circo è andato via lasciandomi solo.
Questi ticket non sono problemi tecnici.
Sono crimini contro l’intelligenza umana.
E io li risolvo tutti.
Con il sorriso stampato, bestemmiando a mezza voce.
I fornitori?
Quei gran figli di una Madonna zoccola e cornuta.
“Down critico.”
“Stiamo investigando.”
Investigando sul senso della vita o state giocando a biliardino con le palle di Gesù?
Quando servono spariscono peggio degli amici che devono soldi.
E poi c’è il capitolo che mi fa venire l’ulcera perforante: la REPORTISTICA INUTILE CHE NESSUNO CAPISCE, DIOMERDA.
Ogni mese devo partorire 47 report diversi:
Availability trend con grafico a torta che sembra un arcobaleno vomitato da un unicorno bulimico.
MTTR pie charts che nessuno sa leggere e comunque il valore è inventato perché i tecnici dicono “boh, tipo 4 ore” e io fingo di crederci per sopravvivenza.
SLA compliance dashboard con colori che cambiano più spesso della biancheria di una pornostar.
E molto altro.
Li mando.
Li apro in riunione.
Il dirigente guarda lo schermo come se fosse geroglifico egizio scritto da un bambino con la mano sinistra.
“Ma questo verde qui cosa significa?”
Significa che sto morendo dentro, stronzo.
Significa che ho passato 14 ore a fare ‘ste cagate invece di risolvere problemi veri.
Significa che potrei stampare ‘sti report, arrotolarli e infilarveli nel culo.
E alla fine?
Nessuno li legge, ma li vogliono lo stesso.
PORCA TROIA PUTTANA MADONNA E TUTTO IL VATICANO IN FIAMME.
È report porn: si eccitano con le tabelline colorate.
E io in mezzo a ‘sto circo dovrei essere: il Gandhi del troubleshooting, il Freud del ticketing, il pompiere con l’estintore, il clown alle feste di compleanno.
E lo faccio, puttana vacca schifosa.
Lo faccio da dio per 4 spicci e nemmeno una pacca sulla spalla.
Ma dentro sogno di darvi fuoco a tutti con un lanciafiamme alimentato a Excel crashati.
La verità è che tengo su ‘sta baracca di merda con 5 litri di caffè al giorno, 2 pacchetti di sigarette, un campionario di bestemmie da fare invidia a Lucifero e tanto odio puro, distillato e biologico. Vi porto rancore. Tanto rancore.
Se oggi non è implosa l’infrastruttura, se i clienti non stanno ancora postando “Azienda di merda porca puttana” sui social, se non ci hanno ancora licenziati tutti, è perché io ho parato atomiche cazzate, spento flame sul nascere, difeso l’indifendibile, tradotto dal tecnichese al legalese e viceversa.
Nessuno lo vede.
Nessuno dice grazie.
Nessuno capisce un cazzo.
Perfetto.
Fanculo a tutti.
Perché io sono il Service Manager.
Non faccio funzionare i servizi.
Faccio sembrare che ‘sta fogna cosmica funzioni mentre affoghiamo nel piscio con le scarpe di cemento.
Con poco affetto, Il vostro Service Manager
ancora non in manicomio (per miracolo) ma che giuro su Dio, sulla Madonna, su San Giuseppe con la sega in mano, su tutti i santi, gli angeli caduti e pure sul cazzo di pupazzo di neve di Natale che un giorno mollo tutto, compro un camper e vado a vendere lupini.
Buona giornata di merda eterna, feccia umana.
Vi odio con tutto il cuore.




