Mi è tornato in testa uno dei miei peggiori incubi aziendali.

Non IL peggiore, sia chiaro.

Raccattato da un’agenzia interinale con contratto di due mesi, questo tipo aveva mire da para-statale: sognava l’indeterminato.

Casa con mutuo trentennale? Famiglia con tre mocciosi urlanti? Viaggi in giro per il mondo? Assolutamente no!

Voleva il finanziamento più gonfio possibile per poi evaporare in Brasile, vivere di samba, bamba e baldracche.

Aveva sicuramente intrallazzi che non ho mai voluto approfondire, ma soprattutto mi chiamava BRO.

A me. La sua cazzo di responsabile… BRO!

Un giorno gli ho chiesto: “Ma che cazzo è Bro?”.

Risposta da premio Darwin: “Eh, Fratella… no?”

Ho sentito distintamente il mio quoziente intellettivo scendere di 30 punti in 3 secondi.

Era un buono, in fondo.

Incompetente a livelli biblici: non gli avrei affidato nemmeno una penna a sfera.

Maledicevo ogni mattina chi me lo aveva mandato, ma era simpatico… nel senso che ridevo delle cazzate che diceva/faceva mentre mi si stava formando un’ulcera perforante.

Ma soprattutto era puntualissimo: 8:30 spaccate, tipo un orologio svizzero.

Otto ore al giorno per scrollare TikTok, guardare i cazzi suoi, e fare finta di lavorare.

Ma lui arrivava puntuale, porcodio. Puntuale per non fare una sega.

Gli passavo compiti da elementari: copia-incolla questo Excel, rinomina’sti 48 file, roba che pure un macaco avrebbe fatto meglio.

Finché un giorno, alle 14, mi arriva una telefonata:

“Bro… devo mollare, mi hanno chiamato in questura urgentemente”.

E poi il silenzio.

Io fino all’una di notte sveglia col telefono aziendale davanti ad attendere un suo segnale.

Lo immaginavo in arresto ed ero in pena sul serio.

Già mi vedevo convocata come persona informata sui fatti a spiegare come mai lui e io avessimo contatti e soprattutto perché mi chiamasse Bro.

Finalmente mi scrive un laconico: “Sono uscito adesso, domani ci sono.”

Il giorno dopo si presenta puntualissimo ma molto nervoso.

Io non gli chiedo nulla, attendo che sia lui a dirmi qualcosa peccato che a metà mattina dà della “gran puttana succhiacazzi” a una collega (che oggettivamente se la meritava da almeno tre vite).

Dentro di me: “Bravo cazzo, almeno una volta hai centrato il bersaglio”.

Fuori: accompagnamento alla porta con la scusa del comportamento non in linea con i valori aziendali.

Valori aziendali = non dire “puttana” prima di mezzogiorno, a quanto pare.

Chissà se ce l’ha fatta?

Chissà se ora è su una spiaggia di San Paolo con Xmila euro di finanziamento non pagato, una mora che gli succhia il cazzo e un tatuaggio “Bro Fratella” sul cuore?

Diomerda. Elevato alla seconda.

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